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#sociaList: risultati e considerazioni

Scrivo questo post a quattro mani con Andrea Gori, che insieme a me è stato l’organizzatore di #sociaList | la carta dei vini partecipata. Insieme a lui abbiamo deciso di raccogliere le idee e fare qualche considerazione sui risultati.

Quando a Dicembre dello scorso anno cominciai a pensare che la carta dei vini della Locanda del Glicine dovesse essere rinfrescata, ricordo che percepii quel momento come un’occasione imperdibile per fare qualcosa di diverso. L’idea di coinvolgere il web in un’operazione così delicata e importante per un ristorante che si rispetti, andava ben valutata e ponderata, per non rischiare che il risultato fosse l’ennesimo giochino facile a confondersi nel mare di iniziative che nascono e muoiono in rete tutti i giorni.

Alla luce di quanto accaduto tra il 23 e il 30 Maggio 2011, credo che ci siamo riusciti. L’operazione #sociaList ha portato risultati inaspettati in termini di traffico sulle pagine del sito e quelle collegate del blog di Pieve Vecchia e della Locanda del Glicine (oltre 9.000 visualizzazioni uniche in una settimana). E nonostante twitter sia ancora per pochi, soprattutto in italia, l’amplificazione imponente con lo strumento del retweet ha consentito all’hashtag #sociaList di finire nei trending topics italiani della giornata di lunedì 23: non male per una iniziativa partita da 10 utenti twitter con in media 5-600 follower ciascuno.

Cosa abbiamo fatto?

Innanzitutto abbiamo voluto organizzare tutto con diverso anticipo, cercando un metodo che non andasse a discapito di nessuno e fosse in qualche modo vantaggioso per tutti, valorizzando le singole persone per un accurato lavoro di scouting di proposte nuove e interessanti. Chiunque poteva votare, anche chi i vini non li aveva mai assaggiati, e questo rendeva assolutamente fondamentale un grande lavoro preventivo. Ringraziamo ancora una volta gli amici che hanno deciso di partecipare a #sociaList, decidendo di sposare l’iniziativa in tutto e per tutto, mettendosi in gioco, diventandone partner e promoter.

Grande successo e tanti complimenti quindi, per lo meno a livello di numeri ma non sono mancate però critiche soprattutto sull’ origine “politicante” di logo e nome: è stato divertente vedere come il sistema #sociaList abbia reagito alle polemiche in modo del tutto analogo a come ha fatto la rete nei confronti di un evento di portata molto più ampia come le elezioni comunali: e così #morattiquotes è diventato #ilneroquotes.

E così, da martedì 24 Maggio 2011, esiste la prima carta dei vini partecipata. Una carta particolare, diversa, originale, che rappresenta l’antitesi della carta fatta con le guide sotto braccio. Un’attività di selezione preventiva e di scelta e scouting poi, che potesse portare alla meta tanto ambita: una -seppur parziale- mappatura di alcuni dei più importanti terroir italiani.

Con #sociaList abbiamo visto affermarsi vini outsider rispetto a premi guidaioli o della critica enoica mainstream e, dato che si trattava per principio di una carta “diversa” se non proprio alternativa, siamo felici di questo risultato.

La scelta dei terroir, non essendo stata fatta con la cartina geografica ma in base all’attività web degli utenti, rifletteva la possibilità “reale” per un vino di essere conosciuto anche solo per l’attività web del proprietario piuttosto che per il fatto di aver ricevuto premi. Timorasso, Monferrato, Vicenza e Aglianico del Taburno non sono proprio le prime DOC che vengono in mente pensando ad una carta dei vini ma sono zone che vale la pena di conoscere e che, senza la rete e senza la presenza di persone di spicco e visibilità web presenti in questi territori, sarebbero zone con ancora meno visibilità e risonanza (leggasi tra le righe l’attività dei #tutor). Vogliamo confrontare quanto si parla di queste zone sul web rispetto a quanto se ne parla sulla carta? Ciò non significa che siano zone migliori di altre più celebrate, ma di sicuro significa che c’è possibilità concreta di far parlare e conoscere un territorio anche solo affidandosi al web e a chi col web ci lavora da tempo.
Per quanto riguarda le zone già famose, si è assistito in prevalenza alla vittoria di vini -ancora una volta- outsider rispetto ai più conosciuti di ogni selezione, confermando il fatto che la rete tende a polarizzare verso la coda lunga piuttosto che verso i vini top seller. Questo non ha spesso niente a che fare con il confronto veramente qualitativo e sposta il discorso verso appunto vini che vengono premiati per la loro rarità o il loro “essere diversi” in qualche modo. Non sempre un aspetto positivo ma una tendenza che sulla rete, dove agiscono nicchie di utenti e comunicatori, viene  amplificata in maniera “naturale”.
Parlando di Naturale, è interessante notare che il termine “biodinamico” non abbia portato significativi vantaggi ai vini che si presentavano come tali, il che confuta in parte le affermazioni di chi dice che in rete vince chi è più “estremo” o particolare.
Fatte queste considerazioni, chiudiamo con alcune domande: questa operazione potrebbe rappresentare, anche se solo parzialmente, una tendenza nei gusti dei consumatori di vino in rete? Quale potrebbe essere il suo riscontro economico in termini di vendite effettive di vino? E di notorietà di un locale che si affida alla rete per la sua carta dei vini?

Tutto da verificare nei prossimi mesi. Per ora c’è da dire che ci siamo divertiti parecchio.

Pubblicato il 3 giugno 2011 at 09:28, in locanda, riflessioni, vino, webe contrassegnato blog, carta, partecipata, socialist.
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5 commenti

  1. Filippo Ronco
    Pubblicato 3 giugno 2011 alle 10:25 | Permalink

    A quando una cena inaugurale di #sociaList?
    ;)

    Fil.

  2. Massimo D'Alma
    Pubblicato 3 giugno 2011 alle 12:13 | Permalink

    Posso dire che è stato divertente? ;)

  3. Pieve Vecchia
    Pubblicato 3 giugno 2011 alle 14:25 | Permalink

    @filippo a molto brevissimo. stei tiund.

    @massimo puoi, ma non ci basta. ora che succede? e torno al commento di filippo. è come il cane che si morde la coda.

  4. luigi fracchia
    Pubblicato 3 giugno 2011 alle 15:23 | Permalink

    Marco, Andrea,
    ci chiedete una operazione interpretativa complessa.
    Non è che ci avete sopravvalutato un po’? ;)
    Quanto alle vostre analisi concordo sul fatto che il web ha una naturale propensione allo scouting (territori minori o produttori minori all’interno di territori consolidati) però non sò dare un giudizio qualitativo, per mè è una cosa bella ed esaltante perchè permette di duellare alla pari con i “mostri sacri” senza sentirne il peso addosso.
    Eventi come questi possono indirizzare il gusto e sono sicuro che già qualcuno è alla caccia del “bue Apis” o del Fumin o del timorasso o della barbera del monferrato o del rossese e questo perchè il gusto è in perenne divenire ed è figlio della tanto della cultura che delle papille.
    Questi eventi non possono che far bene ai territori coinvolti tuttalpiù è la durata dell’effetto visibilità il limite intrinseco del web.

  5. massimo carraro
    Pubblicato 9 giugno 2011 alle 16:45 | Permalink

    bravi! divertirsi è la cosa principale, imho :-)

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