Sembra il nome di un robot tipo Goldrake o Mazinger, oppure l’incarnazione del male in qualche anime giapponese di nuova generazione. In realtà si tratta di una tecnologia avanzatissima di fermentazione che fa vivere un tino d’acciaio di vita propria. Spiegata in modo molto molto semplice, la tecnologia Ganimede sfrutta la CO2 che si genera durante il processo di fermentazione del mosto per spezzare il cappello delle vinacce e rimescolare tutto, senza interventi meccanici esterni. Spiegata in modo tecnico, la teconologia Ganimede è questo. Un paio di settimane fa sono arrivati due Ganimede qua in cantina, e settimana scorsa li abbiamo collaudati. Il video qua sopra ne è il risultato. A settembre avremo i risultati in termini pratici e, stando a quanto dicono Francesco Manin e Ugo Pagliai, dovrebbero essere eccezionali. Estrazione di aromi primari, fermentazione in tempi brevi, massima delicatezza dell’intervento. E io intanto imparo imparo imparo, come Kintaro di Golden Boy.
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